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San Nicolao
edificazione della chiesa con un monastero benedettino soppresso nel secolo XV era già attestata nel 1202 (stante quanto si legge in una pergamena proveniente della Parrocchia di Chironico) e fu completata nel 1210. Nel 1298 la chiesa viene menzionata come pertinenza dell'ordine benedettino, dipendente direttamente dalla potente Abbazia di Fruttuaria, nel territorio di San Benigno Canavese. É molto verosimile dunque che essa fungesse da chiesa di un attiguo convento del quale non rimane oggi alcuna traccia. Già al momento della visita pastorale di San Carlo Borromeo nel 1570, del cenobio non si sapeva più di quanto venisse tramandato dalla voce popolare. L'edificio è databile al secondo decennio del secolo XII. Negli anni 1940-1945 fu eseguito un restauro diretto da Paolo Mariotta (1905-1971), nel corso del quale furono in particolare cancellati gli affreschi del 1587 nella cripta, demolito il soffitto ligneo piano del secolo XVIII, tamponata l'apertura settecentesca in facciata. Si presenta come un edificio rettangolare in conci di granito regolarmente e accuratamente disposti, concluso da un coro quadrato e da un'abside semicircolare. Lo stile architettonico della chiesa, a navata unica, interpreta fedelmente i canoni del romanico lombardo. La facciata, divisa in tre assi, presenta la tipica forma a capanna, con due alte lesene, unite in alto da arcate cieche binate, che inquadrano il portale ed archetti pensili che danno slancio all'edificio; il timpano presenta una bifora e una finestra cruciforme. Sulla facciata, il portale centrale è impreziosito da due leoni stilofori e da capitelli scolpiti. Ambedue i portali ovest e sud hanno un architrave e archivolti graduati compresi in un arco cieco rialzato che a sud sviluppa un'edicola aggettante. In basso, sempre sulla facciata, trovano posto robuste sculture in pietra di forma zoomorfa e fantastica, tipici del gusto ispirato dai bestiari medievali [1]. Le decorazioni realizzate con conci di pietra che disegnano gli archetti pensili, corrono lungo tutta la chiesa, sulle pareti laterali e lungo l'abside semicircolare. Un secondo portale, che si apre nella parete sud, presenta anch'esso interessanti elementi scultorei, come le barbute teste virili ricavate nelle mensole decorative che sorreggono l'architrave. Nell'angolo nord-est della navata il campanile pensile della chiesa presenta, ai vari piani, la consueta successione di monofore nei primi due piani e bifore in quelli superiori ed è coperto da tetto a padiglione. La cripta L'interno della chiesa si presenta con un'unica navata, con soffitto del 1945 a capriate scoperte, che conduce al presbiterio posto in posizione alquanto sopraelevata, al quale si accede per mezzo di una settencentesca scala a due rampe (tracce dell'originale non sono state reperite durante il restauro). Al centro delle pareti laterali della navata sono visibili due semipilastri a sezione rettangolare che forse un tempo sostenevano un'arcata divisoria tra lo spazio dedicato ai fedeli e quello riservato ai monaci. L'aula presbiteriale ha forma quadrata e termina con l'abside semicircolare che prende luce da due monofore. Al di sotto del presbiterio è subito visibile (stante una soluzione architettonica alquanto inconsueta nelle chiese romaniche) l'elegante cripta; ad essa si accede scendendo pochi gradini. É divisa in tre piccole navate mediante otto colonne e semicolonne addosssate con capitelli riccamente scolpiti, tutti diversi tra loro, che ripropongono, nella varietà dei motivi vegetali, geometrici e zoomorfi (leoni, lepri, capre,...): la suggestione del simbolismo medievale. Subito dopo l'ingresso, a sinistra, è posta una preziosa vasca battesimale romanica del XII secolo, proveniente dalla vicina chiesa parrocchiale di San Michele, usata a lungo come fontana nel villaggio. Si tratta di una vasca di inconsueta forma esagonale ricavata da un blocco unico di pietra, decorata con bassorilievi con simboli legati al sacramento del battesimo. Essa presenta colonnine variamente sagomate sugli spigoli e bassorilevi con animali simbolici sui quattro lati, una croce astile e nove rosette. Gli affreschi dell'abside La chiesa è ornata al suo interno da interessanti cicli di affreschi. Sulla parete sinistra della navata si trovano frammenti di dipinti antichi tra i quali è ancora ben riconoscibile una Ultima Cena. Sulla parete sud: resti di una teoria di Santi di cui rimangono solo le figure di un monaco e di un Santo vescovo, e un San Cristoforo. L'abside è interamente ricoperta da affreschi tardogotici datati (1478) e firmati da Nicolao da Seregno, artista soprattutto attivo nel Canton Ticino, che si attarda su un linguaggio pittorico ancora di gusto marcatamente gotico. Gli affreschi in questione hanno ritrovato piena leggibilità dopo un accurato restauro che ne ha restituito la brillantezza dei colori. Iniziando dal catino absidale, troviamo il Cristo in maestà posto in una mandorla di luce ed attorniato dai simboli degli Evangelisti in Tetramorfo. Nella fascia inferiore troviamo la raffigurazione di una serie di Santi che dovevano essere particolarmente cari alla religiosità popolare. Da sinistra verso destra sono riconoscibili San Gottardo di Hildesheim Vescovo, San Vittore, San Pietro apostolo (ritratto come primo pontefice), San Nicola di Bari (con a fianco i tre bambini posti nella tinozza sulla quale il Santo compì il suo celebre miracolo); troviamo poi, dopo la monofora centrale, una Crocifissione con la Madonna e San Giovanni, e poi ancora, dopo una seconda monofora, le figure di Santa Margherita e Santa Maria Maddalena. Colpisce l'attenzione, sopra la monofora centrale, un'inconsueta raffigurazione della Trinità. Si tratta dell'immagine iconografica del vultus trifrons o Trivultus (che si presenta come figura con tre teste e quattro soli occhi), immagine che fu in seguito - per la sua natura mostruosa - proibita dalla Chiesa. Ai lati del coro troviamo altri affreschi eseguiti anch'essi da Nicolao da Seregno: una Natività sull'altare, un Santo Vescovo (verosimilmente San Nicola di Bari), una elegante Madonna in Trono, e l'Agnello di Dio sulla volta del coro.
San Pellegrino
L'edificio rivolto ad oriente è concluso da un coro poligonale, con una cappella laterale. La chiesa, consacrata nel 1427, anticamente era preceduta da un portico sotto cui passava la strada. Nel secolo XVI fu ingrandita, tamponate le arcate del portico, rialzate le pareti della navata e impostate le volte a crociera; nel 1591 fu aggiunta la cappella dedicata alla Madonna. Nel 1923 le pareti interne e le volte della parete ovest della navata e della cappella laterale, con affreschi degli anni 1589-1592, furono dipinte da Pompeo Maino (1883-1944). Restauro negli anni 1966-1967 diretto da Guido Borella. In facciata, in una grande cornice architettonica, sono dipinti i grandi stemmi del Canton Uri e della Leventina, sovrastati dalla Madonna, datata 1589. A sud sorge il campanile coperto da un tetto a padiglione. All'interno la parete ovest della chiesa è chiusa da una cancellata e divisa in due campate coperte con volta a crociera, disposte su differenti livelli a causa della conformazione del suolo. Il settore est e suddiviso da un arco a tutto sesto e coperto da un soffitto ligneo piano, ornato di motivi rinascimentali, attribuibile agli artigiani che realizzarono quello della poco lontana Chiesa di Santa Maria del Castello di Giornico. Notevoli gli affreschi del 1589 dipinti da Giovanni Battista Tarilli e di Giovanni Domenico Caresana[2] entrambi da Cureglia, in controfacciata: un Giudizio Universale, tra le finestre: Apostoli, nel registro inferiore scandito da nicchie vuote e pilastri: Padri della Chiesa, Vizi capitali e Virtù, sui piedritti dell'arco divisorio: San Martino e Sant'Antonio abate, nell'intradosso dell'arco della cappella laterale: medaglioni con Profeti. Verso ovest, sulle pareti della navata affiorano dall'intonaco altri affreschi, che riportati in vista per un tratto, appartengono ad una probabile scena della Crocifissione delle prima metà del secolo XVII. Nel coro: decorazioni a stucco del 1716 che incorniciano affreschi con Dio Padre, angeli, Cristo risorto, Mosè che fa scaturire l'acqua dalla rupe e Mosè col serpente di bronzo, 1630, ridipinti; l'altare maggiore in stucco con dipinto seicentesco del Santo titolare e paliotto in scagliola di Giuseppe Maria Pancaldi di Ascona; ai lati, due oli su tela con le scene della Morte di Abele e del Sacrificio di Isacco, del 1816.
Stanta Maria del Castello
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Santa Maria di Loreto
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Chiesa parrocchiale di San Michele
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San Carlo
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Santa Maria Maddalena
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